Ubi Caritas ….

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Ubi Caritas...

La newsletter di oggi, come si vede, è molto più lunga del solito, ma crediamo che leggerla valga la pena più del solito. Contiene infatti una sintesi dell'incontro tenutosi sabato 12 giugno, via Zoom, in cui una cinquantina di volontari del Banco Nonsolopane hanno condiviso l'esperienza vissuta in questi ultimi mesi, con i pacchi (preparazione e consegna alle famiglie) il Donacibo nelle scuole, i lavori degli orti. ....
Tanti gli interventi, diverse le domande, chiari i giudizi emersi. Semplicemente, vita del Banco!


Risvegli
Lui non è stato fermato neppure dalla pandemia....Non perché sia superman, ma perché tanti amici gli testimoniano che vale la pena vivere e quindi anche fare il Banco. Di più: è stato "risvegliato" dalle domande poste da alcuni studenti delle superiori a lui ed altri volontari sul senso di quello che fa, durante un incontro sul Donacibo, aiutandolo a non ridurre il proprio fare al "pacco", a non dimenticarsi di quello che sta facendo e a chi lo si sta facendo, cercando di non far prevalere un pregiudizio o la propria misura sull'altro, magari proprio sul destinatario del "pacco"...

Appartenenza & Amicizia
Chi è al Banco dall'inizio, quindi da più di vent'anni, ha testimoniato che la coscienza del valore dell'appartenenza al Banco, è cioè ad alcuni volti precisi, è cresciuta in questi mesi, nonostante tutte le limitazioni imposte dal covid. Tale appartenenza c'entra con l'esperienza cristiana incontrata nella vita, con persone che documentano una realtà cambiata, in piccoli-grandi fatti, come quello per cui dei nostri giovani volontari sono stati invitati a cena dalle persone che assistono, perché volevano ringraziarli di averli aiutati a fare il trasloco, riconoscendoli in ciò amici, più che volontari.

Ragioni di un gesto
Un altro volontario ha portato per la prima volta un "pacco" ad una famiglia: non è stata una consegna facile, bensì zeppa di vicissitudini... Una volta si sarebbe arrabbiato per i contrattempi e avrebbe abbandonato, ma l'aver imparato da alcuni amici a stare sulle ragioni dei gesti gli ha fatto assumere una posizione diversa.

Pazienza Qualcuno da anni consegna il "pacco" ad una persona con una situazione molto problematica, che si trascina da parecchio tempo, un uomo contradditorio, "autolesionista" ed insistente, talvolta fastidioso... Eppure stare di fronte ad un uomo così ha fatto emergere che si é fatti tutti di un bisogno totale, che si manifesta magari in modi molto diversi, ma è una domanda identica, al fondo, che vuole essere espressa e desidera una risposta. Spesso ciò significa avere pazienza con l'altro. Una cosa impossibile se non si riconoscesse che un Altro ha da sempre pazienza con noi.

Gratificazione (e non). Anche un altro volontario è stato molto provocato partecipando da remoto ad un incontro sul Donacibo, in particolare da diverse domande poste da studenti di quarta superiore, alle quali non ha potuto rispondere con un discorso, bensì condividendo la propria esperienza, la propria umanità, cosa che ha positivamente sorpreso i ragazzi. Se fatti come questo contengono aspetti gratificanti (e ancor prima di gratitudine), ha proseguito, altri non ne hanno proprio, come portare da due anni il "pacco" ad una persona che - complice il covid - si limita a ritirarlo, senza mai farsi trovare, né vedere, mese dopo mese, una situazione progressivamente sempre più anonima... E' certo una contraddizione che "brucia", ma che acuisce la domanda sul motivo per cui fare questo gesto.

Speranza. Una ragazza ha raccontato che assieme ad un'amica consegna il "pacco" ad una famiglia che ha parecchi problemi. Il rapporto con queste persone in difficoltà ha però fatto nascere tante domande in lei, prima fra tutte quella su cosa sostiene la speranza nella propria vita.

Volontaria intrepida Non ha avuto mai paura, né ha mai interrotto la sua attività al Banco e ha raccontato come in questo lungo periodo abbia capito di più il valore di quello che stava facendo, apprezzando maggiormente le altre persone presenti con lei al magazzino, sentendole più vicine, pur fra distanziamenti e mascherine.

Il cuore di Ponte
Un'amica di Ponte Tresa ha testimoniato che se la pandemia ha costretto a rimanere chiusi in casa, tuttavia non ha potuto costringere il cuore a rimanere chiuso al bisogno dell'altro. Lei e i suoi amici non hanno lasciato soli i loro assistiti e hanno continuato l'attività caritativa, non senza difficoltà, fra cui quella di non poterli più incontrare fisicamente. Molte famiglie hanno ancora paura, altre si sono abituate a questo sistema di consegna, altre aspettano con impazienza che tutto ritorni come prima. Come non perdere il valore dell'esperienza vissuta? come interagire con le famiglie che hanno risentito di questo cambiamento?

Volontario serale (no seriale). Un amico, andando al magazzino di Masnago, è stato colpito dall'ordine e dall'attenzione e ciò ha suscitato il desiderio di un ordine e di un'attenzione simili anche nel preparare i pacchi con gli amici che fanno il turno alla sera con lui. A volte basta solo guardare.

Disagio
Due amiche hanno cominciato a portare il pacco ad una famiglia, avvertendo sin dalla prima "consegna" un certo disagio. Se lo sono dette e dalla volta successiva hanno iniziato a recitare una preghiera prima di consegnare il pacco, entrando in Chiesa, davanti al Crocifisso, ricordandosi delle parole di Gesù: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).

Negli orti. Uno dei ragazzi che da un po' di sabati, al mattino, va agli "orti del Banco" ha chiesto ad un nostro volontario: "cosa posso rispondere alla gente che mi chiede cosa vengo a fare in questo posto a lavorare, gratuitamente e con fatica? L'unica cosa da dire è la verità, e cioè: "vado perché sono contento e perché sto bene con i miei amici. E' questo, in estrema sintesi, il "segreto" della caritativa (la parola che in CL - l'esperienza da cui è nato il Banco - si preferisce usare al posto di volontariato).

Grato boss. Uno dei responsabili, che si occupa principalmente dell'attività di preparazione dei pacchi, ha voluto ringraziare i numerosi volontari che in questi mesi di difficoltà sono stati fedeli in un lavoro a volte faticoso, ma che si è rivelato sempre una grande, concreta occasione di condivisione ed amicizia.

Don Carlo, reagendo ad alcuni interventi, ha parlato della tragedia del Mottarone, in cui sono morti due ragazzi suoi parrocchiani. Davanti ai genitori e ai fratelli non ha potuto colmare il loro dolore né dare una spiegazione religiosa alle domande del loro cuore. Ha confessato che la vertigine di attesa che c'è nel cuore è una cosa faticosa.... E ha intuito più chiaramente che dentro una circostanza come quella la posizione più umana è quella del mendicante, che attende l'imprevisto di una risposta che c'è. E c'è un luogo, la Chiesa, la nostra compagnia, che indica a Chi possiamo porre questa domanda. E' vero di fronte alle tragedie come di fronte alle povertà materiali (e non) che si incontrano al Banco.

Pacco Al termine dell'assemblea, il responsabile di CL di Varese ha sottolineato come il gesto della caritativa - che lui stesso vive da 40 anni - spacchi una misura, introduca un punto di vista diverso. Che fare un gesto di carità renda felici, ci rivela come siamo fatti. Siamo un bisogno, a cui può rispondere solo Chi lo accolga totalmente, Cristo. Chi può rispondere al bisogno profondo della persona a cui porto il pacco? Scoprire questo è scoprire la legge della verità. E questo lo si impara dentro una compagnia. La nostra compagnia, in cui c'è una Presenza, alla quale poter guardare, punto sorgivo originale della nostra azione. L'opera del Banco è segno di una mossa che parte da quella mendicanza del cuore che ricordava Don Carlo. E che genera una instancabilità e un giudizio per tutti.